Figli: la formula del mantenimento diretto

Figli: mantenimento diretto.


I figli hanno il diritto di avere un padre ed una madre.

Sembra una affermazione ovvia ma invece diventa qualcosa di opinabile in caso di separazione o divorzio.

I figli diventano, a volte oggetto di contesa, altre volte oggetto di abbandono e, nell’uno e nell’altro caso soffrono.

Colpe, ripicche, rancori, e tanto dolore sono il pane quotidiano di ogni separazione e divorzio. Si possono evitare gran parte dei conflitti se si sceglie per la prole il mantenimento diretto.

In questo quadro, eliminare quanto più possibile le fonti di dissidio o il terreno che fa crescere il seme della discordia, è una cosa importantissima.

Se si analizzano statisticamente le cause di separazione e divorzio si scopre che l’entità dell’assegno di mantenimento per la prole, da corrispondere in genere alla moglie, è la causa prima delle lungaggine delle cause di separazioni e/o divorzio. Il mantenimento diretto è la soluzione.

E invece nessun sa che la corretta applicazione della normativa sull’affido condiviso, così come era stata concepita dai promotori della legge, eliminerebbe il pomo della discordia più amato, sottraendo agli ex coniugi il pretesto per continuare a litigare.

Forse i coniugi di pretesti per azzuffarsi ne creerebbero di nuovi, ma almeno non con l’ausilio della legge, che, eliminato il terreno di scontro, li indurrebbe a riflettere sul rispetto delle proprie responsabilità.

I figli sono innanzitutto una responsabilità per i genitori, per entrambi i genitori, responsabilità cui si deve far fronte con serietà ed impegno .

I figli non debbono essere usati o manovrati, non sono armi in mano degli ex coniugi.

Tuttavia il compito di disarmare i separandi spetta allo Stato.

E lo Stato lo ha già fatto.

Il nostro Parlamento ha approvato nel 2006 la legge sull’affido condiviso, che ha eliminato il concetto di assegno di mantenimento della prole e ha previsto la formula del mantenimento diretto.

Ciascun genitore provvede alle necessità della prole direttamente, garantendo il vitto, l’alloggio, l’istruzione e l’educazione.

Nessun assegno di mantenimento, nessuna disputa sull’importo da versare all’altro coniuge.

Tutto questo però richiede da parte dei genitori, e soprattutto dei padri, un ripensamento del proprio ruolo e del proprio approccio alla genitorialità.

Il concetto del padre assente, che delega alla moglie ogni incombenza concreta nella gestione della prole, non è più concepibile nell’ambito di una separazione coniugale.

Ciascun genitore si deve far carico del proprio 50% nella gestione dei figli, svolgendo lo stesso ruolo di accudimento della prole, seppure con modalità differenti.

Nella realtà concreta questo si traduce in un cambiamento radicale della propria esistenza, costruire la vita intorno alla prole da gestire, da accudire, ritagliando tempi e modi per farlo.

Il lavoro quale mezzo e non quale fine, la famiglia quale fine e non quale mezzo.

Andare ad accompagnare i figli a scuola, preparare il pranzo, aiutarli a fare i compiti scolastici, accompagnarli a fare sport, è il compito del genitore responsabile e separato, compito quindi di entrambi i genitori in una alternanza di tempi identici da trascorrere con la prole.

In questo modo si effettua il mantenimento diretto, che esclude una qualsiasi forma di assegno di un coniuge verso l’altro e garantisce ai figli, genitori più sereni e più presenti.

Abbandonare il modello tradizionale per accogliere un nuovo modello più consono alla enorme responsabilità di crescere un figlio, è un dovere dei nuovi padri ed anche un loro diritto .

Ma il cambio di mentalità non deve riguardare solo i padri, ma anche le madri.

La responsabilità genitoriale grava su entrambi i genitori in misura eguale.

Le donne che hanno da tempo reclamato il diritto al lavoro, sono costrette a farsi carico economicamente della propria quota di responsabilità nei confronti dei figli, e sono chiamate ad abbandonare una visione arcaica della figura del coniuge maschio, come quale unico percettore di reddito.

In questa riorganizzazione dei ruoli, dove entrambi i genitori lavorano e si dividono equamente il compito dell’accudimento della prole, resta poco spazio per pretese di un coniuge verso l’altro, e si aprono nuove opportunità per entrambi i genitori.

Per le madri l’aiuto concreto dell’altro coniuge nella gestione della prole, costituisce un’occasione da cogliere per conquistare sempre nuovi spazi nel mondo del lavoro.

Per i padri, l’accudimento quotidiano dei figli è ad un tempo rivelatore delle difficoltà incontrate dalle donne nella gestione dei doppio ruolo ( in famiglia e nel lavoro), e apre ai padri la bellezza del rapporto quotidiano con i propri figli, di cui seguono la crescita e con cui condividono la vita.

Non è un caso che proprio i padri abbiano lottato per il cambiamento del nuovo modello genitoriale, reclamando il diritto di esserci fisicamente e non solo economicamente.

Spetta un gran lavoro anche alle donne che rinunciando a qualche pregresso privilegio, devono accogliere i nuovi padri, aiutarli al cambiamento, ed esse stesse cambiare per garantire ai figli una crescita equilibrata, che può essere garantita solo dalla presenza di entrambe le figure genitoriali.

La fine dell’assegno di mantenimento per la prole è la fine delle dispute tra coniugi, laddove non esistano situazioni diverse da tutelare. Ma tali situazioni devono essere l’eccezione e non la regola.

In quest’ottica va letta la legge sull’affido condiviso, che ha appunto disposto che entrambi i genitori devono condividere l’affidamento della prole.

Il cambiamento di mentalità deve senz’altro partire dai genitori stessi ma deve essere anche suffragato da una corretta applicazione della normativa esistente.

Troppo spesso gli stessi Tribunali chiamati a decidere in sede di separazione e/o divorzio hanno continuato a proporre il modello pregresso, che vedeva i figli affidati alla madre e il padre relegato al ruolo di mero bancomat.

La magistratura che dovrebbe foraggiare l’applicazione della legge, ha continuato a privilegiare nell’affidamento della prole unicamente la madre, introducendo il concetto di “collocazione prevalente” per giustificare non solo la corresponsione a favore di quest’ultima dell’assegno di mantenimento, a carico del coniuge maschio, ma contribuendo alla deresponsabilizzazione dei padri.

Dal canto suo la classe forense, non ha assolto il compito di adeguatamente informare la propria clientela, sul concetto di responsabilità genitoriale, che non può dirsi assolto con il mero esborso di una somma di danaro periodica. Non ha il più delle volte neppure avanzato nei confronti della Magistratura la richiesta dell’applicazione puntuale della normativa sull’affido condiviso, suffragando nelle donne la convinzione di vantare un diritto superiore a quello del coniuge maschio, e in quest’ultimi promuovendo il gesto di Pilato (nei confronti della prole) con versamento di un assegno mensile.

Il cambiamento di una cultura può aver luogo soltanto se tutti i attori della società svolgono adeguatamente il proprio ruolo e muovono in quella direzione.

Genitori in prima fila. Magistratura, classe forense, tutti devono devono contribuire alla applicazione della legge sull’affido condiviso che ha rimodulato i compiti della famiglia dei separati.

Se tutti muovono i questa direzione i cambiamenti avvengono.

Il Tribunale di Benevento, con una sentenza pronunciata tra due coniugi in sede di divorzio prendendo atto del compito assolto pienamente ed equamente da entrambi i coniugi nei confronti della prole, ha disposto che ciascun genitore continuasse a provvedere direttamente ai figli, senza il riconoscimento di alcun assegno di mantenimento per la prole, superfluo ed inutile se entrambi i genitori si assumono la responsabilità genitoriale.

Il caso concreto riferito, patrocinato dallo scrivente avvocato, è l’emblematica dimostrazione che se prima i genitori smettono di accampare pretese l’uno nei confronti dell’altro, assolvendo personalmente alla cura della prole, la formula del mantenimento diretto è possibile e fondamentale per garantire la pace familiare.

La sentenza citata, verrà quanto prima pubblicata sul sito e si auspica che anche altri colleghi comunichino l’esistenza di casi analoghi, in cui la giurisprudenza di merito ha accolto la “formula del mantenimento diretto“.

Sin d’ora si manifesta la disponibilità a pubblicare sul sito le sentenze che mostrino il cambiamento di direzione della giurisprudenza nella puntuale applicazione della legge sull’affido condiviso.

Avv. Filomena Iervolino

Fonte: www.studiolegaleiervolino.com